Martedì 27 ottobre 2026, l’assemblea legislativa del Consiglio regionale ha proseguito la discussione relativa agli atti d’indirizzo sulle manifestazioni che hanno interessato Torino e le principali città italiane nelle ultime settimane. Nel corso della seduta è stato approvato l’ordine del giorno presentato dal primo firmatario Carlo Riva Vercellotti, sottoscritto dai gruppi consiliari di Lista Cirio, Forza Italia e Lega, per condannare gli episodi di guerriglia urbana, esprimere solidarietà alle Forze dell’ordine e chiedere un rafforzamento delle misure di prevenzione. Risultano invece respinti i tre documenti presentati dalle prime firmatarie Giulia Marro, Gianna Pentenero e Sarah Disabato.
Violenze di piazza: approvato odg in Consiglio regionale
Il dibattito ha registrato l’intervento iniziale del consigliero Sergio Ebarnabo.
“Non possiamo accettare che ci si abitui a barricate, vetrine distrutte e agenti aggrediti: chi devasta una città deve essere individuato e perseguito senza indulgenze politiche o giustificazioni. L’integrazione richiede rispetto delle istituzioni, delle leggi e delle regole di convivenza. Con un mio ordine del giorno avevo già chiesto alla Regione di costituirsi parte civile, ora si verifichino i presupposti per agire”.
A seguire ha preso la parola il rappresentante politico Domenico Rossi.
“Sgombriamo il campo da ogni alibi, condanniamo senza esitazione le violenze ed esprimiamo solidarietà agli agenti, ai manifestanti e ai commercianti coinvolti. Ma allo stesso tempo va tutelato il diritto di manifestare, non è ammissibile che persone che manifestano pacificamente vengano manganellate oppure rischino di essere investiti da auto in piazza. Non possiamo permetterci passi indietro nella gestione dell’ordine pubblico: servono prevenzione, risorse e giustizia sociale”.
I diversi posizionamenti dei consiglieri regionali sul tema dell’ordine pubblico
La posizione del gruppo Alleanza Verdi e Sinistra è stata illustrata dalla consigliera Alice Ravinale.
“Dopo i fatti delle ultime settimane, non basta condannare le violenze occorre capire cosa è accaduto e contribuire ad abbassare la tensione. Il dissenso e il conflitto sociale fanno parte della democrazia. La gestione dell’ordine pubblico deve tutelare tutti: chi manifesta, chi informa e le forze dell’ordine. Chiederemo di introdurre un codice identificativo per gli agenti impegnati nei servizi di piazza. È una misura di trasparenza e tutela, utile anche agli stessi operatori”.
La rappresentante Vittoria Nallo ha evidenziato le problematiche delle nuove generazioni.
“Condanniamo le violenze ed esprimiamo piena solidarietà alle forze dell’ordine chiediamo però che siano ascoltate le ragioni di chi manifesta pacificamente, a partire dalle difficoltà dei giovani tra caro vita, affitti e diritto allo studio. Riteniamo inadeguate le risposte del Governo sulla sicurezza: non bastano nuovi reati e pene più severe, servono invece organici adeguati, risorse e sostegno concreto a chi lavora ogni giorno sul territorio. Crediamo che alla repressione debbano affiancarsi prevenzione e investimenti nella scuola, nella cultura e nelle opportunità per i ragazzi”.
L’esponente politica Paola Antonetto ha rimarcato la linea della fermezza verso i responsabili dei danni.
“Condanniamo senza riserve le violenze ed esprimiamo piena solidarietà alle donne e agli uomini delle forze dell’ordine difendiamo la libertà di manifestare, ma anche il diritto di studiare, lavorare e vivere la propria città senza paura. Riconosciamo le difficoltà delle famiglie e dei giovani, ma non accettiamo più che diventino un alibi per chi aggredisce e devasta. Sosteniamo una prevenzione efficace, l’identificazione dei responsabili e tutele concrete per gli operatori. Per noi il principio è chiaro: chi rompe paga, perché il conto dei danni non può ricadere su commercianti, famiglie e contribuenti”.
Il punto di vista sulle cause del disagio sociale è stato analizzato dal consigliere Alberto Unia.
“Comprendere le cause delle proteste non significa giustificare, ma capire come evitare che si ripetano. Per me esiste anche una violenza silenziosa: aspettare mesi per una visita, perdere il lavoro o non arrivare a fine mese pur lavorando. Chiediamo che il disagio dei giovani e di chi protesta sia ascoltato, senza lasciare che le azioni violente di alcuni cancellino le ragioni degli altri. Siamo convinti che la sicurezza richieda anche una casa, un lavoro dignitoso e pari opportunità per i nuovi italiani. Sentiamo la responsabilità di abbassare i toni dello scontro e lavorare insieme per ridurre le tensioni sociali, anziché alimentarle”.
Analisi delle dinamiche di piazza ed esito delle votazioni sugli atti d’indirizzo
La consigliera Nadia Conticelli ha posto l’attenzione sulle presenze esterne ai cortei.
“Si è parlato di devastazioni nelle scuole, che non sono state però compiute dagli studenti perché la devastazione è avvenuta a opera di persone infiltrate. A questo proposito, ci sono interrogazioni parlamentari che chiedono di sapere chi sono gli infiltrati e cui è necessario dare risposte per la sicurezza di tutti i cittadini. Il Paese è in piazza ma chi si lamenta è espulso. Basta con la criminalizzazione del disagio, come è avvenuto per il caso del mercatino del libero scambio a Torino. Voi li chiamate maranza, noi li chiamiamo per nome i ragazzi delle periferie. Dopo il razzismo di Stato stiamo passando al bullismo di Stato. Riteniamo che le istituzioni e le Forze dell’ordine debbano rappresentare tutti”.
Sulle responsabilità organizzative si è espresso il consigliere Mauro Fava.
“Manifestare è un diritto, ma quanto è accaduto il 17 ottobre a Torino e in altre città merita condanna certa e senza ambiguità. Condanno con decisione ogni forma di vandalismo, violenza e attacco alle Forze dell’ordine. A ogni reato devono corrispondere pene certe e realmente applicate. Protestare è legittimo ma non autorizza a calpestare la legge e ad aggredire, devastare e mettere a repentaglio la sicurezza degli altri. Chi organizza manifestazioni deve presentare un piano sicurezza adeguato, proporzionato alle dimensioni e a rischi dell’evento, accordarsi con l’autorità e rispondere personalmente delle proprie azioni. La sicurezza non può essere considerata un aspetto secondario: le regole devono essere chiare e certe”.
Il rappresentante Silvio Magliano ha fatto riferimento ai dati sociali sulle giovani generazioni.
“Esprimo solidarietà alle forze dell’Ordine e a chi ha subito danni e ribadisco il diritto al dissenso. Ritengo che i ragazzi abbiano sbagliato a permettere che qualcuno rovinasse i loro intendimenti e il senso profondo della loro protesta. Come evidenzia il rapporto dell’Istituto Toniolo sulla gioventù, i giovani hanno incertezza strutturale sul proprio futuro e mancanza di punti di riferimento: un problema che è prepolitico, cioè riguarda la possibilità che offriamo ai giovani di partecipare alla vita sociale e politica delle nostre comunità, e dovrebbe coinvolgere le famiglie in primo luogo. Ma la paura del futuro non autorizza a essere violenti e a distruggere”.
Sulle misure repressive è intervenuto l’esponente consiliare Davide Buzzi Langhi.
“Chi devasta le città è un delinquente e non va compatito. Una cosa è manifestare e una cosa fingere di manifestare per commettere reati. Il disagio non può essere un alibi per la violenza. Servono equipaggiamenti adeguati e la possibilità di una forza maggiore verso chi delinque per le Forze dell’ordine e valutare la creazione di corpi speciali ‘anti maranza’ per prevenire tali fenomeni con forza e determinazione”.
Le valutazioni sul confronto politico sono proseguite con il contributo di Roberto Ravello.
“Dal centrosinistra manca ancora una presa di distanza netta dalla violenza. Diversi parlamentari sono scesi in piazza accanto ai ‘bravi ragazzi’ di Askatasuna. Abbiamo sentito in Aula rimproveri perché ci concentriamo su ‘quattro vetri rotti’ ma forse è opportuno ribadire che anche noi siamo lo Stato come i carabinieri e i poliziotti malmenati, i negozianti saccheggiati, gli studenti travisati nella protesta. E abbiamo il dovere di condannare ogni violenza”.
La consigliera Gianna Gancia ha richiamato l’Aula al senso istituzionale.
“Non amo indossare casacche, la cultura della legalità deve essere trasmessa ogni giorno anche attraverso il nostro esempio. O la politica torna a essere seria o anche quest’Aula rischia di trasformarsi in un teatrino e un talk show”.
I temi delle identificazioni e delle motivazioni giovanili sono stati ripresi dal consigliere Davide Zappalà.
“È evidente che la cosa più importante per l’opposizione sia mettere il codice identificativo ai poliziotti. È necessario comprendere i problemi dei giovani, che dobbiamo comprendere ma non giustificare quando utilizzano la violenza. Dobbiamo capire quali sono i loro problemi nello specifico, non le loro richieste nebulose”.
In fase di dichiarazione di voto finale, Alice Ravinale ha espresso la posizione definitiva del proprio gruppo.
“La violenza in Italia viene punita a livello penale e noi non siamo certo a favore della violenza, ma riteniamo strumentale il dibattito sulla condanna alla violenza che la destra pretende ogni volta di fare. Per noi è sbagliato pensare di ‘rieducare’ attraverso la repressione e la punizione”.
La rappresentante Sarah Disabato ha ribadito la linea del Movimento 5 Stelle.
“Il M5S condanna le violenze e ribadisce la richiesta di dimissioni del ministro Piantedosi, come riportato nell’atto discusso oggi in Consiglio regionale. Per prevenire i disordini non servono decreti emergenziali, ma misure di prevenzione concrete, che prevedano interventi sociali ed educativi in grado di contrastare e prevenire fenomeni violenti, come quelli verificatisi sabato”.
Le motivazioni dell’atto approvato sono state sintetizzate da Carlo Riva Vercellotti.
“Non accettiamo alcuna lezione da parte di una sinistra che parla sempre di diritti, ma si dimentica del diritto alla sicurezza dei cittadini e dei commercianti ostaggio della violenza delle bande di teppisti che hanno devastato Torino e altre città italiane. Per non parlare del silenzio sulle forme di estremismo politico e religioso che sono dietro ai disordini e alle manifestazioni del 17 e del 24 ottobre”.
La chiusura degli interventi è stata affidata alla consigliera Gianna Pentenero.
“Con il nostro Odg abbiamo cercato di fare quanto il Presidente Mattarella in questi giorni ci ha invitato a fare: osservare, capire quanto sta avvenendo tra i giovani nella società per analizzare e valutare che cosa i diversi livelli istituzionali possono mettere in campo. Sosteniamo la necessità di non perdere mai di vista il principio democratico della distinzione netta tra reati individuali ed esercizio collettivo del diritto al dissenso, respingendo qualsiasi tentativo di etichettamento politico sommario che finisca per delegittimare le ragioni della protesta”.